Sul caso Astrazeneca (vaccini, bufale e capitalismo)

Un articolo esemplare da “Umanità Nova”:

Molti anni fa ero nella casa di vari amici e la televisione trasmise le prime immagini a colori di Marte riprese da una sonda che era atterrata – credo fosse Pathfinder[1] – ed una compagna disse al volo: “Accidenti, allora l’acqua c’era davvero”. Noi tutti vedevamo solo una distesa desertica piena di sassi ma lei era una geologa e ci spiegò perché e percome le forme che vedevamo quasi sicuramente erano il segno della loro precedente immersione in acqua allo stato fluido corrente: insomma, il suo sapere le permetteva di vedere cose che noi non vedevamo o, meglio, vedevamo ma non capivamo in mancanza del suo specifico sapere.

All’epoca avevo già una formazione in logica formale che poi nel tempo ho approfondito e allargato in vari campi affini, tra cui la logica induttiva – in altre parole il calcolo delle probabilità e la sua applicazione nella statistica inferenziale. In questi giorni, con lo scoppiare del caso Astrazeneca, ho ripensato spesso a quella sera: mi rendevo conto che comprendevo al volo cose che a molti altri erano assolutamente opache ma, a differenza di noi presenti quella sera, molte delle persone con cui interloquivo non avevano alcun interesse a mutare la loro opinione e ritenevano che la loro credenza, in un campo a loro perfettamente sconosciuto, fosse quella giusta. Nemmeno il fatto che pressoché tutti gli esperti delle motivazioni in base alle quali si assegna un fattore causa/effetto in coppie di eventi simili a quelli di cui si stava parlando – epidemiologi, virologi, immunologi, matematici, logici, statistici – dicessero le stesse cose[2] li smuoveva di un millimetro, anche se si trattava di faccende che potevano essere spiegate facilmente a chiunque.

In effetti, la bufala sul rapporto causale tra vaccinazioni e morti era evidente a chiunque maneggiasse un minimo il concetto di significatività statistica SEGUE

La speculazione capitalistica, l’assenza di vaccini in Lombardia e lo smantellamento dell’Istituto Sieroterapico

Mentre si scopre la carenza di vaccino antinfluenzale in Lombardia e (per l’insipienza o peggio dell’amministrazione regionale) le dosi necessarie vengono acquistate al quadruplo e più del loro valore di mercato risulta interessante ricordare l’esperienza dell’Istituto Sieroterapico Milanese “Serafino Belfanti”, fondato nel 1894, divenne ben presto un orgoglio nazionale nella produzione dei vaccini.

Cent’anni dopo, nella craxiana Milano da bere, è ridotto al lumicino con 50 miliardi di lire di debiti accumulati e costretto a chiudere i battenti.

La cessione dell’area su cui sorgeva divenne oggetto di una indegna speculazione edilizia (ricordata tra le peggiori dell’epoca di “Mani pulite”.

Oggi l’esistenza di una istituzione strategica come l’Istituto Sieroterapico avrebbe fatto molto comodo…ma la logica del profitto ha deciso altrimenti