La pandemia, l’angelo della storia e l’eterno presente del capitalismo

Capita, a volte,  di soffermarsi sconsolati di fronte allo scorrere degli eventi, quando sembra che al peggio non ci sia mai fine e  che sempre nuove tragedie vadano abbattendosi l’una sull’altra.  Ultima in ordine di tempo la pandemia (risultato di uno sfruttamento sconsiderato dell’ambiente) e la gestione securitaria che ne è seguita (molto basata su lockdown autoritari e passaporti sanitari e pochissimo su investimenti nella sanità)

Allora torna alla mente  la rappresentazione che il filosofo Walter Benjamin ci ha lasciato dell'”Angelo della storia” (1):

‘C’è un quadro di Klee che s’intitola Angelus Novus. – scrive Benjamin – Vi si trova un angelo che sembra in atto di allontanarsi da qualcosa su cui fissa lo sguardo. Ha gli occhi spalancati, la bocca aperta, le ali distese. L’angelo della storia deve avere questo aspetto. Ha il viso rivolto al passato. Dove ci appare una catena di eventi, egli vede una sola catastrofe, che accumula senza tregua rovine su rovine e le rovescia ai suoi piedi. Egli vorrebbe ben trattenersi, destare i morti e ricomporre l’infranto. Ma una tempesta spira dal paradiso, che si è impigliata nelle sue ali, ed è così forte che egli non può più chiuderle. Questa tempesta lo spinge irresistibilmente nel futuro, a cui volge le spalle, mentre il cumulo delle rovine sale davanti a lui al cielo. Ciò che chiamiamo il progresso, è questa tempesta.’

Se l’angelo della storia vede solo un “cumulo di rovine” dietro di sè, la dimensione del capitalismo è piuttosto l'”eterno presente”.

“Chi controlla il passato controlla il futuro.  Chi controlla il presente controlla il passato” ammoniva George Orwell in “1984”

Se tutti i regimi hanno sempre riscritto la storia il neoliberismo, più sottilmente, cerca di cancellarlo, confinandoci in un eterno presente che sembra non avere alternative.

Un presente oggi costituito dalla lotta al virus, sul cui altare tutto viene sacrificato, mentre la popolazione si accapiglia tra proVax e noVax.

Liberiamoci da questa trappola ! La storia c’è ed è eterna lotta degli sfruttati contro gli sfruttatori, oggi più che mai necessaria di fronte al pericolo della catastrofe climatica prodotta dall’ipersfruttamento capitalistico !

Riappropriamoci del nostro passato per costruire il nostro futuro !

 

note

(1) Tesi di filosofia della storia (in Angelus Novus Einaudi 1961)

In che momento si è fottuto il Messico ? di Claudio Albertani e Fabiana Medina

Claudio Albertani, Fabiana Medina, “In che momento si è fottuto il Messico ?”, quaderni di “Collegamenti per l’organizzazione diretta di classe”, luglio 2021.

(per riceverlo scrivere a collegamentiwobbly@gmail.com)

Poco prima dell’uscita del n. 2 della rivista “Collegamenti” esce questo saggio, agile ma ben documentato e di notevole spessore intellettuale, assai utile per comprendere la storia e la situazione attuale del Messico. Il titolo riprende provocatoriamente la domanda “In che momento si era fottuto il Perù” che Vargas Llosa mette in bocca al protagonista del romanzo “Conversazione nella Cattedrale”.

Per il Messico il momento di svolta si ha a metà degli anni 70, quando l’occasione favorevole offerta dall’alto costo del petrolio viene inutilmente sprecata e il paese si avvita in una crisi senza fine. Agli inizi degli anni 80 vengono applicate senza opposizione le ricette neoliberali. Una trasformazione favorita dalle peculiarità messicane: un presidente onnipotente, un partito di fatto unico (il Partido Revolucionario Institucional, PRI), una legislazione sindacale corporativa di derivazione dichiaratamente fascista. Il risultato: smantellamento dei diritti dei lavoratori, svendita a prezzo di saldo delle aziende statali ai soliti amici, devastazioni ambientali e disastri nelle infrastrutture, netto peggioramento delle condizioni economiche di buona parte della popolazione (oggi circa il 40 % ha un reddito inferiore al “paniere alimentare di base”, il minimo vitale

segue su Collegamenti Leggi tutto “In che momento si è fottuto il Messico ? di Claudio Albertani e Fabiana Medina”

Luglio 2022 incontro internazionale a Saint-Imier

28-31 Luglio 2022

Saint-Imier, Jura, CH

Dal 28 al 31 luglio 2022, si terrà a Saint-Imier (Jura, CH) un incontro per il 150° anniversario

del Congresso di Saint-Imier che, nel 1872, vide la fondazione dell’Internazionale Anti-Autoritaria, un evento che segnò la nascita del movimento anarchico organizzato.

A questo proposito, si terranno 4 giorni di incontri, conferenze, concerti, seminari e attività

varie. Un’opportunità per i simpatizzanti libertari, gli abitanti di questa e di altre regioni ditutto il mondo, di incontrarsi, discutere, condividere e sperimentare idee e pratiche libertarie.

Sarà anche l’occasione, per coloro che non hanno ancora scoperto la ricca storia di questo movimento, di conoscere i suoi contributi al progresso sociale e alle lotte dagli ultimi secoli fino ai giorni nostri.

Cosa fanno gli anarchici oggi? Quali sono le loro idee, le loro opere, le loro azioni? Come hanno contribuito alla storia mondiale per più di 150 anni? Cosa possiamo imparare da questa

concezione, e perché l’anarchia è più auspicabile che mai?

L’anarchia non è affatto il caos e la mancanza di ordine, ma l’esatto contrario: essa sostiene un’organizzazione personale e sociale antiautoritaria e autogestita il cui scopo è

l’emancipazione di tutti gli esseri umani. Questo significa lottare contro ogni forma di oppressione, sfruttamento e autorità imposta, cercando di promuovere ovunque la libertà (assenza di dominazione), l’equità (assenza di privilegi) e l’aiuto reciproco (mutualità).

In questa occasione, vorremmo dare il benvenuto ai partecipanti di tutti i continenti. Tutti gli interessati sono invitati a contribuire all’organizzazione e alla riuscita di questo incontro, nel modo più adatto a ciascuno (condivisione di informazioni, contributi artistici e di idee, supporto materiale, ecc.).

Per fare una donazione alla nostra associazione e aiutare così l’organizzazione dell’incontro, si prega di utilizzare le seguenti coordinate:

Caisse d’Epargne Courtelary SA 2608 Courtelary CH-Suisse

CH28 0624 0575 1121 8190 1

A favore di : Association 150 ans du congrès de Saint-Imier,

Rue Françillon 29, 2610 St-Imier

Vi terremo informati sul programma dell’incontro e faremo circolare tutte le informazioni

pratiche (alloggio, cibo, conferenze, concerti, ecc.) il prima possibile.

Potete anche contattarci sui social network.

Sito web: st-imier2022.org

e-mail: info@st-imier2022.org Leggi tutto “Luglio 2022 incontro internazionale a Saint-Imier”

La distruzione della libertà sindacale in Italia: dallo Statuto dei lavoratori al “Testo unico” del 2014

articolo tratto da “Collegamenti” n. 1, aprile 2021

a) dai consigli di fabbrica alle RSU (1970-1993)

Le mobilitazioni del decennio 1968-1979 avevano conferito al movimento operaio una enorme forza contrattuale, con la nascita spontanea dei consigli di fabbrica e di organismi sindacali di base autogestiti come i CUB e le assemblee autonome. Le burocrazie sindacali erano state costrette a rincorrere le agitazioni con improbabili sforzi unitari (1972 nascita della della federazione sindacale unitaria CGIL-CISL-UIL) e con il riconoscimento dei consigli di fabbrica (ben presto istituzionalizzati)

In questo contesto di mobilitazione generale anche una conquista importante come lo Statuto dei lavoratori (legge 300/1970) era stata percepita come una sorta di compromesso al ribasso.

Ricorda in proposito Luciana Castellina: “È un fatto che anche noi quando in Parlamento venne approvato lo Statuto dei lavoratori, il 20 maggio 1970, quasi ignorammo l’evento; e del resto, come si sa, anche il Pci, sia pure per ragioni diverse dalle nostre, prese le distanze dalla nuova legge; e si astenne.”1

Se questa era la posizione dei settori più moderati della sinistra (come “Il Manifesto”) ben più gravi erano le accuse da parte dei settori più radicali.

In effetti lo Statuto dei lavoratori conteneva alla base un vizio sostanziale che poi si sarebbe trasformato in un valido strumento di repressione delle lotte, quello cioè di attribuire i diritti sindacali non ai lavoratori, ma solo ai sindacati, e non a tutti i sindacati, ma solo a quelli “maggiormente rappresentativi”.

Il Comitato di difesa e di lotta contro la repressione aveva dedicato una attenta analisi alla legge su “Quaderni piacentini” notando con molta lungimiranza:

“Veniamo alle norme sull’attività sindacale e sui poteri del sindacato (art. 19 e segg.), forse la parte più grave dell’intera legge. Si prevede la costituzione di rappresentanze sindacali aziendali, esclusivamente nell’ambito delle maggiori organizzazioni sindacali; a questi organismi è riservato il monopolio dell’esercizio di attività e diritti fondamentali all’interno dei luoghi di lavoro. Leggi tutto “La distruzione della libertà sindacale in Italia: dallo Statuto dei lavoratori al “Testo unico” del 2014”

Storia infame del sindacalismo di Stato

Riproponiamo qui in download dall’originale un articolo datato (pubblicato su Collegamenti-wobbly, gennaio-giugno 2003) che tuttavia non ci sembra aver perso di attualità.

Nel testo viene evidenziata la “singolare” continuità tra la normativa fascista (legge 3 aprile 1926 n. 563) che impose il monopolio dei sindacati fascisti fingendo di mantenere la libertà sindacale e l’attuale normativa “democratica” (D.lvo 30 marzo 2001 n. 165) che consegna il monopolio ai sindacati “concertativi”.

Viene affrontato il tema del collateralismo sindacati-partiti che connota tutta la storia d’Italia e il problema della degenerazione burocratica del funzionariato sindacale

12 dicembre 1969: La strage è di Stato, Pinelli è stato assassinato

La strage di Stato: come è morto Giuseppe Pinelli
Il 12 Dicembre 1969 una bomba esplode nella sede della Banca Nazionale dell’Agricoltura in piazza Fontana a Milano: 14 morti e oltre cento feriti (altri due moriranno in ospedale). Le indagini si orientano immediatamente verso gli ambienti anarchici ignorando gli indizi che portano verso una matrice fascista dell’attentato. Un attentato voluto da settori dei servizi segreti per fermare le grandi mobilitazioni popolari del periodo e appaltato a gruppi fascisti: una strage di Stato. A Milano il 12 Dicembre decine e decine di sospetti vengono fermati, portati in questura e sottoposti a lunghi interrogatori. Tra questi il ferroviere anarchico Giuseppe Pinelli. Leggi tutto “12 dicembre 1969: La strage è di Stato, Pinelli è stato assassinato”

Ricordando Luciano Farinelli, “militante coriaceo”

Ricordiamo insieme Paolo Finzi, direttore di “A rivista anarchica” (recentemente scomparso) e Luciano Farinelli, storico direttore de “L’Internazionale”

“Una persona semplice, un militante coriaceo
di Paolo Finzi  [ da A rivista anarchica  anno 25 nr. 222 novembre 1995]

Il 24 giugno [1995] è morto ad Arcevia (Ancona) Luciano Farinelli. Non aveva ancora compiuto 64 anni. Era nato ad Ancona il 24 settembre 1931. Dopo il ricordo di Liuba Casaccia pubblicato sullo scorso numero, ecco quello di un nostro redattore

Quando, negli anni drammatici ed entusiasmanti che vanno dalla caduta di Mussolini (luglio ’43) all’immediato dopoguerra, il giovane Farinelli si avvicina al movimento anarchico in Ancona, non è certo solo. Sono tanti i giovani che, in quel clima di entusiasmo per la fine della dittatura, di speranze suscitate dalla Resistenza antifascista e di sensazioni di poter finalmente costruire qualcosa di migliore e di radicalmente diverso, entrano in contatto con gli anarchici, si stringono intorno ai numerosi “reduci” dalle galere, dal conflitto, dall’esilio – che costituiscono la colonna vertebrale di un movimento che si riaffaccia sulla scena sociale immediatamente catalizzando una fetta significativa di quelle speranze e di quelle illusioni.
Per ragioni complesse, che vanno anche al di là dei limiti e delle carenze del movimento anarchico (ma certo non vi prescindono), quell’ondata post-resistenziale si prosciugò e la sinistra rimase per decenni sotto la pesante cappa del comunismo stalinista. Il movimento anarchico, pur ridotto fortemente di numero e di capacità di influenza, seppe resistere. Leggi tutto “Ricordando Luciano Farinelli, “militante coriaceo””

La morte di “A rivista anarchica” ?

Dopo la tragica morte di Paolo Finzi (20 luglio 2020), storico direttore di “A rivista anarchica”, la redazione ha comunicato l’interruzione delle pubblicazioni. Tale comunicazione è avvenuta inizialmente solo attraverso la mailing list della rivista stessa giustificandola con le gravi condizioni economiche e con la “precisa decisione di Paolo, che tra le sue ultime volontà ha indicato di “cessare l’attività” di Editrice A.”

Solo molto tardivamente, quando già erano esplose le polemiche il comunicato è apparso sul sito della rivista

Nel frattempo Enrico Finzi, fratello di Paolo, sul suo blog personale ha dato la notizia pubblicamente con parole di fuoco (riportiamo testualmente): Leggi tutto “La morte di “A rivista anarchica” ?”

ABBATTERE LE MURA DEL CIELO: Storie di anarchiche, anarchici e occupazioni (Milano 1975-1985)

Una ricerca sulle occupazioni anarchiche a Milano che colma un vuoto.

Presto in libreria per Zero in condotta il libro di Mauro De Agostini, ABBATTERE LE MURA DEL CIELO: Storie di anarchiche, anarchici e occupazioni (Milano 1975-1985), Euro 15,00.

“Il soffocante clima ideologico di questi anni ha completamente oscurato la ricchezza progettuale, le speranze di cambiamento e la complessità del Movimento degli anni settanta, spesso ridotto, con una grave deformazione prospettica, a semplice premessa e cornice del “terrorismo”.

Il libro, ricco di documenti e di testimonianze, ricostruisce la storia di alcune occupazioni anarchiche a Milano tra il 1975 e il 1985, in particolare le vicende che vanno dall’occupazione di via Conchetta 18 e Torricelli 19 (1976) allo sgombero di via Correggio 18 (1984).

Un “microcosmo” militante, in cui si riverberano le vicende del movimento anarchico italiano e più in generale quelle dell’intero Movimento del 1968-77. Lotte, poesia, repressione: dalle lotte degli ospedalieri e degli altri lavoratori a quelle per il diritto alla casa Leggi tutto “ABBATTERE LE MURA DEL CIELO: Storie di anarchiche, anarchici e occupazioni (Milano 1975-1985)”

Udine: reading donne anarchiche in Spagna

SABATO 12 OTTOBRE 2019
LABORATORIA AUTOGESTITA VIA DE RUBEIS 43 UDINE
ORE 20.00 Buffet Vegan di autofinanziamento
a seguire (21.00/21.30 circa)
reading teatrale del MIRLI PACETTI CIRCUS

COME UNA LUCE CHE SI ACCESE

Pioniere e rivoluzionarie: donne anarchiche in Spagna (1931-1975)

COME UNA LUCE CHE SI ACCESE è un racconto corale femminile che narra il coinvolgimento di undici donne libertarie nella guerra e rivoluzione sociale spagnola e nella lotta contro il franchismo, dagli anni ’30 fino al 1975.

È un reading che intreccia alle testimonianze raccolte dalla storica catalana Eulàlia Vega nel saggio Pioniere e rivoluzionarie. Donne anarchiche in Spagna 1931-1975 (Zero in condotta, 2017) alcuni canti popolari e sociali dell’epoca e una canzone inedita. Sullo sfondo dei racconti, una dettagliata narrazione storica degli avvenimenti evocati in prima persona e la proiezione di immagini d’epoca. Segue

I MORTI SONO TUTTI UGUALI ? RAMELLI E AMOROSO

Gaetano Amoroso, vittima dello squadrismo fascista

Ogni anno, il 29 aprile, la destra milanese ricorda rumorosamente l’uccisione del giovane studente di destra Sergio Ramelli morto nel 1975 (quest’anno anche con l’augusta presenza del Sindaco Sala e di altri maggiorenti PD). Mentre passa sotto un silenzio quasi totale l’anniversario della morte, avvenuta lo stesso giorno del 1976, del giovane militante comunista (Comitati antifascisti) Gaetano Amoroso vittima di un agguato fascista.

Già questo fatto mostra plasticamente che “non tutti i morti sono uguali”.
Quest’anno (2019) alla commemorazione di Gaetano Amoroso in piazzale Dateo (organizzata meritoriamente ogni anno da un, purtroppo assai piccolo, gruppo antifascista) hanno partecipato  anche l’ANPI e (a sorpresa) il PD. Nel suo discorso il segretario del’ANPI Cenati non ha trovato di meglio che mettere sullo stesso piano la morte di Amoroso e dell’agente Marino (uccisi dai fascisti) e quella dei neofascisti Ramelli e Pedenovi dicendo che, appunto, “i morti sono tutti uguali”

Immaginiamo che il prossimo 25 aprile Cenati deplorerà l’impiccagione postuma di Mussolini in piazzale Loreto !

Hegel distingueva la “conoscenza dell’Intelletto” da quella “della Ragione”. L’Intelletto analizza in modo astratto i fatti singoli, senza saperli collegare, la Ragione comprende il contesto e nel contesto complessivo individua ed ordina il significato dei singoli fatti. Leggi tutto “I MORTI SONO TUTTI UGUALI ? RAMELLI E AMOROSO”

Il 25 Aprile, gli anarchici e le manifestazioni “istituzionali”

Capita talvolta di vedere degli “anarchici” partecipare, diligentemente accodati, alla manifestazione istituzionale del 25 Aprile. E per istituzionale non intendiamo organizzata dall’ANPI (magari, fosse solo questo !). Intendiamo manifestazioni con picchetti armati che rendono gli onori militari, banda musicale dell’esercito, discorsi delle massime autorità ! E se capita poi che l’autorità di turno sia fascista ? Qualche fischio, un volantino di critica e la coscienza è lavata…
Ci permettiamo di dissentire. Va bene la “responsabilità individuale” ma quando è troppo è troppo. Leggi tutto “Il 25 Aprile, gli anarchici e le manifestazioni “istituzionali””

15 APRILE 1919: L’ASSASSINIO DI TERESA GALLI E L’INIZIO DELLA “CONTRORIVOLUZIONE PREVENTIVA”

La prima guerra mondiale si era conclusa con un bilancio spaventoso: secondo le stime ufficiali almeno dieci milioni di morti (6-700.000 in Italia); a questi bisogna però aggiungere un numero enorme di mutilati, invalidi e ammalati di tubercolosi nelle trincee che andarono poi ad ingrossare il numero delle vittime. La popolazione, stremata dagli stenti bellici, venne poi decimata dalla diffusione della febbre “spagnola” (ben 40-50 milioni di morti).

Mezza Europa era scossa da moti rivoluzionari: nel febbraio 1917 la Russia, nel novembre 1918 Germania e Austria (con la proclamazione della repubblica), in Ungheria veniva addirittura proclamata la “repubblica dei soviet” (marzo 1919).
In questo clima anche l’Italia era percorsa da forti agitazioni popolari e la possibilità di “fare come in Russia” sembrava a portata di mano. Era l’inizio del “Biennio Rosso”. (SEGUE)

I PRINCIPI DI SAINT-IMIER

La Prima Internazionale (1864-1877) costituì il primo tentativo di creare un coordinamento fra i movimenti dei lavoratori presenti in tutti i Paesi del mondo.  Caratterizzata dalla presenza di organizzazioni molto eterogenee fra di loro vide ben presto lo scontro tra l’ala marxista e quella anarchica rappresentata prima dai sostenitori di Proudhon e poi da Bakunin.

Il conflitto verteva in particolare sull’interpretazione da dare al principio secondo cui l’emancipazione economica delle classi lavoratrici è il grande fine cui deve essere subordinato, come mezzo, ogni movimento politico “. Secondo Marx questo voleva dire creare partiti politici per giungere alla creazione di uno Stato proletario, secondo gli anarchici al contrario l’accento andava posto sulla lotta economica, la distruzione dello Stato e la creazione di una società basata sulla libera federazione “dal basso verso l’alto” . La diversità delle interpretazioni era facilitata dalla difformità tra il testo inglese e quello francese dello Statuto.

Marx brigò per ottenere il controllo dell’organizzazione fino a riuscire a far espellere Bakunin dall’Internazionale nel congresso dell’Aja  (ampiamente addomesticato) tenutosi dal 2 al 7 settembre 1872 e a far trasferire la sede del Consiglio generale a New York per sottrarlo al controllo degli avversari.

Di conseguenza il 15 e 16 settembre 1872 si riunirono a Saint-Imier i rappresentanti delle federazioni italiana, spagnola, del Giuria e di sezioni francesi e degli Stati Uniti. Le deliberazioni dell’Aja vennero disconosciute, e il congresso si dichiarò il legittimo rappresentante dell’Internazionale. Nasceva così la cosiddetta Internazionale antiautoritaria (o Internazionale di Saint-Imier) che avrebbe celebrato ancora quattro congressi internazionali fino al 1877 prima di dissolversi sotto la pressione della repressione statale. I Principi di saint-Imier sono ancor oggi considerati i principi fondanti del movimento anarchico internazionale

PRIMA RISOLUZIONE

Atteggiamento delle Federazioni riunite in Congresso a Saint-Imier, in riferimento alle risoluzioni del Congresso de L’Aia e del Consiglio generale

Considerando che l’autonomia e l’indipendenza delle federazioni e delle sezioni operaie costituiscono la condizione primaria per l’emancipazione dei lavoratori;
Che qualsiasi potere legislativo e regolamentare dato ad un Congresso sarebbe una violazione flagrante di questa autonomia e libertà:

Questo Congresso nega in principio il diritto a legiferare da parte di tutti i Congressi, siano essi generali o regionali, non riconoscendo ad essi altra missione che quella di presentare le aspirazioni, i bisogni e le idee del proletariato delle differenti località e paesi, al fine che la loro armonizzazione e unificazione si realizzino per quanto possibile; afferma che in nessun caso la maggioranza di un qualunque Congresso potrà imporre le sue risoluzioni alla minoranza. Leggi tutto “I PRINCIPI DI SAINT-IMIER”

il SEME ANARCHICO: profilo di un giornale antiautoritario

 

Il SEME ANARCHICO è una “storica” testata dell’Anarchismo in lingua italiana che si pubblica attualmente ad Alessandria. Il periodico ha sempre dato spazio a tutte le voci dell’anarchismo evitando atteggiamenti preconcetti.
Seme Anarchico è stato (ed è tutt’ora) espressione di individui che hanno proposto (e propongono) innanzitutto un’emancipazione esistenziale avulsa da tatticismi e strategie politiche modellandosi sui principi antiautoritari espressi anche nell’Internazionale Antiautoritaria (congresso di Saint-Imier del 1872) che nega diritti legislativi a qualsiasi tipo di Congresso, anche regionale; tali principi si oppongono,tra l’altro, alla pratica di una maggioranza congressuale di imporre soluzioni alla minoranza.
Riportiamo questa scheda, realizzata da compagn* che collaborano con la redazione:
Il primo numero dell’allora ‘mensile’ Seme Anarchico fu pubblicato a Torino nel 1951 dai compagni Italo Garinei e Dante Armanetti che, anche se inizialmente il giornale aderì alla federazione anarchica italiana così come strutturata nel primo dopoguerra, furono critici, insieme ad altri, ai nuovissimi Patti Associativi e a pratiche assembleari considerate eccessivamente accentratrici e burocratiche sia da parte, prima della federazione nazionale, che successivamente, dei gruppi toscani dell’epoca.

Nel 1966, dopo un breve periodo di intervallo delle pubblicazioni, Seme Anarchico riprese fino al 1968. Anche in seguito alla morte di Garinei il periodico si interruppe fino al febbraio del 1980 quando ricominciarono le pubblicazioni come mensile, grazie soprattutto all’importante lavoro redazionale dell’infaticabile compagno Ivan Guerrini e successivamente negli anni ’90 e 2000 anche di Franco Bonçiuga, Nicola Vitale, Elisa Di Bernardo e Fabio Razzi e dal Gennaio del 2010 con Antonietta Catale e Guido Durante che tutt’ora lavorano in redazione.

Il periodico ha sempre dato spazio a tutte le voci dell’anarchismo evitando atteggiamenti preconcetti.
Seme Anarchico è stato (ed è tutt’ora) espressione di individui che hanno proposto (e propongono) innanzitutto un’emancipazione esistenziale avulsa da tatticismi e strategie politiche modellandosi sui principi antiautoritari espressi anche nell’Internazionale Antiautoritaria (congresso di Saint-Imier del 1872) che nega diritti legislativi a qualsiasi tipo di Congresso, anche regionale; tali principi si oppongono,tra l’altro, alla pratica di una maggioranza congressuale di imporre soluzioni alla minoranza.

Con l’ausilio e le riflessioni di molti compagni quali Ivan Guerrini, si è svolta una riflessione costante del rapporto tra anarchismo e organizzazione, convivenza spesso problematica che ha avuto a volte derive addirittura contrarie ai fondamentali principi non autoritari.

L’iniziativa, l’azione anarchica, è innanzitutto individuale e si riproduce “nell’associazionismo volontario”: mai strutturato in organizzazioni troppo statiche e burocratiche.

Dall’analisi dei poteri (da quello statale a quello economico, da quello religioso a quello militarista), nel periodico si sono spesso proposte soluzioni e suggerimenti privi di  teoremi deterministici,  proponendo l’educazione e anche l’iniziativa individuale come strumento indispensabile per il raggiungimento della libertà e per sconfiggere l’ignoranza e i pregiudizi fomentati dalle religioni e dagli stati.

Per queste ragioni il Seme Anarchico ha sempre dato ampio spazio anche a iniziative ed articoli di carattere artistico, musicale, individuale e di cultura, oltre che di lotta e di movimento e analisi del presente, in un’ottica di strumento di comunicazione, fin dalla sua nascita, libero da ‘prassi’ di organi politici o di informazione burocratizzati o linee politiche deterministe o, peggio, di carattere autoritario. Questa, fin dal dopoguerra, è sempre stata ed è tutt’oggi la sua caratteristica distintiva.

Per contattare la redazione scrivere ai seguenti indirizzi : Antonietta Catale – Guido Durante

C.P. 233 – 15121 Alessandria; oppure semeanarchico@libero.it

Per abbonamenti e pagamenti copie versare i contributi sulla nuova Carta Postapay evolution n. 5333 1710 2771 9158 intestata a Catale Antonietta.

STORIA DEI GRUPPI DI INIZIATIVA ANARCHICA

I Gruppi di Iniziativa Anarchica (GIA) nascono durante il Convegno di Pisa del 19 dicembre 1965, dove si erano ritrovati tutti i militanti della Federazione Anarchica Italiana che avevano dato origine ad una scissione nel corso VIII Congresso di Carrara (31 ottobre-4 novembre 1965). A Carrara la maggioranza dei presenti (tra cui Umberto Marzocchi, Mario Mantovani e Gino Cerrito) aveva proposto l’adozione di un nuovo “Patto Associativo” che prevedeva la facoltà per i congressi di approvare norme vincolanti per tutti. La minoranza (tra cui Armando Borghi, Pio Turroni, Aurelio Chessa, Michele Damiani e Luciano Farinelli ) si era opposta tenendo presenti i principi di Saint-Imier che negano la facoltà legislativa dei congressi e aveva formulato una proposta alternativa di Patto. Su questo punto si era consumata la rottura.

Considerati generalmente degli ”antiorganizzatori” o degli ”individualisti” per il loro rifiuto di un patto associativo caratterizzato da norme vincolanti i Gruppi di Iniziativa Anarchica (GIA) preferivano al contrario richiamarsi al pensiero di Errico Malatesta. Leggi tutto “STORIA DEI GRUPPI DI INIZIATIVA ANARCHICA”