UDINE 17/1/2026 presidio in solidarietà alla Resistenza palestinese

Riceviamo e volentieri diffondiamo
LA RESISTENZA NON SI ARRESTA! LA RESISTENZA NON SI PROCESSA!
Libertà per i detenuti palestinesi, basta complicità col genocidio palestinese!
Dopo le grandi manifestazioni dei mesi scorsi contro il colonialismo dinsediamento e il genocidio a Gaza ora (con la complicità di una falsa tregua) si sta sviluppando una grave spirale repressiva contro il movimento di solidarietà alla Resistenza palestinese con sgomberi di spazi sociali, arresti e fogli di via a manifestanti e sanzioni ai sindacati di base che hanno indetto lo sciopero generale del 3 ottobre 2025. 
Pesantissimo l’attacco contro le associazioni dei palestinesi della diaspora (Giovani Palestinesi d’Italia, Unione Democratica Arabo Palestinese, Associazione Palestinesi d’Italia).
Il 27 dicembre un’operazione della DNAA (Direzione Nazionale Antimafia e Antiterrorismo) ha effettuato 9 arresti e diverse perquisizioni ai danni di persone palestinesi e arabe nelle città di Genova, Firenze e Milano; tra queste, anche Mohamed Hannoun, presidente dell’API – Associazione Palestinesi d’Italia.
L’accusa è di 270bis: associazione con finalità di terrorismo internazionale, giustificata da finanziamenti ad associazioni palestinesi che, secondo l’accusa, “farebbero capo ad Hamas”.
Ad oggi, le persone in custodia cautelare in carcere sono state trasferite nelle sezioni AS2 delle carceri di Terni, Ferrara e in Calabria, allontanate dalle loro reti familiari, solidali e dagli avvocati.
Il 270bis è un capo d’accusa comodo per usare metodi investigativi sbrigativi e particolarmente invasivi nelle vite individuali nonché per aprire e chiudere indagini a piacimento e applicare misure cautelari in carcere.
L’indagine ammette come prova determinante un report di fonte israeliana, elaborato a partire dal 7 ottobre, in cui Israele accusa le ONG e i progetti destinatari della beneficienza di essere una copertura di Hamas e di contribuire al radicalismo terroristico contro Israele. Tali report – trasmessi per altro solo parzialmente – si fondano in maggioranza su atti inviati da una fonte anonima riconducibile al Ministero della Difesa israeliano. Essi sono acquisiti come documento investigativo neutro, nonostante non esistano garanzie di veridicità né tantomeno siano contestualizzati storicamente e geograficamente. Come per il caso di Anan, Alì e Mansour,arrestati in precedenza, l’Italia dimostra la sua complicità con lo Stato di Israele, complicità strettamente funzionale al mantenimento di rapporti strategici sempre più necessari in un contesto di corsa al riarmo (ricordiamo che l’Italia è il terzo esportatore europeo di armi verso Israele, che a sua volta è il secondo fornitore di armi all’Italia che con i suoi contratti militari, energetici, economici e accademici, sostiene l’occupazione e lo sterminio dei palestinesi).

Il tentativo di criminalizzare la solidarietà alla Palestina si sta sviluppando anche attraverso la presentazione in parlamento di vari disegni di legge (Romeo, Scalfarotto, Gasparri, Delrio) che, col pretesto di combattere l'”antisemitismo”, colpiscono ogni forma di critica ad Israele. Vere e proprie leggi bavaglio che, come in Germania e Inghilterra, impedirebbero di svolgere manifestazioni contro le politiche genocidarie di Israele e imporrebbero la censura sui social, nelle università e nelle scuole. Tutto ciò mentre viene alimentata ogni altra forma di razzismo, a partire dall’islamofobia e dall’odio contro gli immigrati.
Le misure contro l’antisemitismo diventano una forma di repressione politica. Non si tratta di proteggere le comunità ebraiche ma di fare la guerra al nemico interno“, a chi rifiuta la complicità dello Stato italiano con l’occupazione e il genocidio palestinese. 
Mobilitiamoci per la libertà di pensiero e di manifestazione, contro lo Stato di guerra e di polizia, a sostegno della Resistenza del popolo palestinese!
Assemblea solidale con la Palestina e contro la repressione

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