Riceviamo e volentieri diffondiamo
LA RESISTENZA NON SI ARRESTA! LA RESISTENZA NON SI PROCESSA!
Libertà per i detenuti palestinesi, basta complicità col genocidio palestinese!
Dopo le grandi manifestazioni dei mesi scorsi contro il colonialismo d‘insediamento e il genocidio a Gaza ora (con la complicità di una falsa tregua) si sta sviluppando una grave spirale repressiva contro il movimento di solidarietà alla Resistenza palestinese con sgomberi di spazi sociali, arresti e fogli di via a manifestanti e sanzioni ai sindacati di base che hanno indetto lo sciopero generale del 3 ottobre 2025. Pesantissimo l’attacco contro le associazioni dei palestinesi della diaspora (Giovani Palestinesi d’Italia, Unione Democratica Arabo Palestinese, Associazione Palestinesi d’Italia).
Il 27 dicembre un’operazione della DNAA (Direzione Nazionale Antimafia e Antiterrorismo) ha effettuato 9 arresti e diverse perquisizioni ai danni di persone palestinesi e arabe nelle città di Genova, Firenze e Milano; tra queste, anche Mohamed Hannoun, presidente dell’API – Associazione Palestinesi d’Italia.
L’accusa è di 270bis: associazione con finalità di terrorismo internazionale, giustificata da finanziamenti ad associazioni palestinesi che, secondo l’accusa, “farebbero capo ad Hamas”.
Ad oggi, le persone in custodia cautelare in carcere sono state trasferite nelle sezioni AS2 delle carceri di Terni, Ferrara e in Calabria, allontanate dalle loro reti familiari, solidali e dagli avvocati.
Il 270bis è un capo d’accusa comodo per usare metodi investigativi sbrigativi e particolarmente invasivi nelle vite individuali nonché per aprire e chiudere indagini a piacimento e applicare misure cautelari in carcere.
L’indagine ammette come prova determinante un report di fonte israeliana, elaborato a partire dal 7 ottobre, in cui Israele accusa le ONG e i progetti destinatari della beneficienza di essere una copertura di Hamas e di contribuire al radicalismo terroristico contro Israele. Tali report – trasmessi per altro solo parzialmente – si fondano in maggioranza su atti inviati da una fonte anonima riconducibile al Ministero della Difesa israeliano. Essi sono acquisiti come documento investigativo neutro, nonostante non esistano garanzie di veridicità né tantomeno siano contestualizzati storicamente e geograficamente. Come per il caso di Anan, Alì e Mansour,arrestati in precedenza, l’Italia dimostra la sua complicità con lo Stato di Israele, complicità strettamente funzionale al mantenimento di rapporti strategici sempre più necessari in un contesto di corsa al riarmo (ricordiamo che l’Italia è il terzo esportatore europeo di armi verso Israele, che a sua volta è il secondo fornitore di armi all’Italia che con i suoi contratti militari, energetici, economici e accademici, sostiene l’occupazione e lo sterminio dei palestinesi).
Leggi tutto “UDINE 17/1/2026 presidio in solidarietà alla Resistenza palestinese”


Ultima la vergognosa proposta del PD Delrio e di altri suoi sodali che si unisce ai precedenti disegni di legge di Romeo (Lega), Scalfarotto (Renzi) e Gasparri (Forza Italia). Sul tema volentieri pubblichiamo un documento
Sull’argomento sono stati presentati
“A seguito del corteo tenutosi il 14/10/2025 vogliamo rilasciare anche noi una nostra dichiarazione come Assemblea NO DL SICUREZZA NO ZONE ROSSE – Udine riguardo ad eventi che sono stati oggetto di una pesante campagna di disinformazione e criminalizzazione mediatica.
In un 





Siamo qui oggi per protestare contro il “PACCHETTO SICUREZZA” (ddl 1236 ex ddl1660), attualmente in fase di approvazione al Senato e per opporci all’applicazione delle “ZONE ROSSE”, dilagante in tutte le città d’Italia e di cui Udine sembra essere fiero esempio.
– Per le carceri e CPR: viene introdotto il nuovo reato di rivolta; la resistenza passiva viene penalmente equiparata a quella attiva. Da 1 a 5 anni di carcere a chi, con due o più persone, non obbedisce agli ordini della polizia e del personale gestore della struttura (x es. rifiutarsi di rientrare dall’ora d’aria, o fare lo sciopero della fame). Si può arrivare fino a 20 anni di prigione se qualcunx rimane ferito nella rivolta.
Venerdì 4 ottobre alle ore 21 in via Torricelli 19 a Milano, a cura dell’associazione culturale “Teresa Galli” durante la presentazione del libro di Mauro De Agostini e Franco Schirone, “Il popolo tiranni più non vuole. Leggi eccezionali e domicilio coatto nell’Italia di fine Ottocento”.
Il libro, mentre evidenzia la continuità repressiva dello Stato attraverso l’emanazione di “leggi eccezionali” fino ai giorni nostri, ripercorre le vicende del decennio con ampio ricorsoa periodici e numeri unici dell’epoca (oggi di non facile reperimento) che hanno registrato e inciso nel tempo le vive voci dei “coatti”. Ricostruisce le lotte dei reclusi e quelle a loro sostegno per la liberazione di tutte e di tutti e, per la prima volta, offre a lettori e ricercatori un ampio elenco dei militanti confinati (molti dei quali finora dimenticati dalla Storia).
L’Associazione di Mutuo soccorso per il diritto di espressione di Bologna e provincia 
Nell’ultimo decennio dell’Ottocento l’Italia attraversa uno dei momenti più bui della sua storia. Dalla violenta repressione del movimento dei Fasci siciliani, all’emanazione delle “leggi anti-anarchiche” (1894) ai moti per il pane repressi a Milano dalle cannonate di Bava Beccaris (1898), fino al gesto liberatore di Gaetano Bresci. Lo Stato rafforza il suo armamentario di misure repressive (molte delle quali ancor oggi in uso nell’Italia repubblicana).
In questa indagine sono accusati dieci compagni anarchici, tra cui cinque compagni di Carrara, per cui il pubblico ministero aveva originariamente chiesto l’arresto in
Tuttavia bisogna tener conto che l’attuale Stato “democratico” dispone già di un ragguardevole bagaglio di norme repressive. Facciamone un breve elenco (e siamo sicuri che alla fine dell’articolo ne avremo dimenticate parecchie).
Lo scontro tra i due imperialismi non è mai stato così vicino. Da una parte la Russia non può tollerare di vedere gli stati confinanti aderire alla NATO (e si è già premunita annettendo la Crimea e altre zone dell’Ucraina), dall’altra Biden vuol far dimenticare la figuraccia dell’abbandono dell’Afghanistan e consolidare la posizione USA in Europa.
In entrambi i casi sono state colpite agitazioni promosse dal Sicobas, sindacato di base molto conflittuale e forte nella logistica. Ormai le aggressioni a mano armata, i tentati omicidi, gli omicidi veri e propri non si contano più…
aggiornamento agosto 2021
Un’iniziativa scomoda perché legava il ricordo del primo massacro mondiale con la lotta contro il militarismo e le guerre di oggi. Durante tutto il corteo sono state infatti denunciate le responsabilità del militarismo nostrano nelle guerre che insanguinano tante parti del mondo; responsabilità dirette tramite la produzione e la vendita di armi (di cui un esempio concreto è la fabbrica Leonardo/Selex a Ronchi) e gli interventi militari e neocoloniali dell’esercito a supporto degli interessi delle grandi compagnie a partire dall’Eni.
La strage di Stato: come è morto Giuseppe Pinelli
Si inneggia alla folla che si assiepa per vedere il giro d’Italia, si continua a disputare il campionato di calcio riunendo fino a mille spettatori e nel contempo si chiede alla gente di stare chiusa in casa per non diffondere il contagio !

*Sui fatti di Campo S. Giacomo, a Trieste, nella mattinata del Primo Maggio 2020*
Le misure di distanziamento anticoronavirus hanno di fatto sospeso tutte le garanzie politiche (di per sè già molto precarie, come ben sappiamo…). Già il governo Conte 1 ha pesantemente ridotto la libertà di manifestazione. Ora rischiamo di chiudere anche i residui spazi di libertà. Occorre mantenere alta la vigilanza.